mercoledì 4 ottobre 2017

Richieste ufficiali che supportano le manifestazioni

Vita Indipendente significa, per le persone disabili, poter vivere come chiunque altro: avere la possibilità di prendere decisioni riguardanti la propria vita e la capacità di svolgere attività di propria scelta, con le sole limitazioni che hanno le persone senza disabilità.

Il principio fondamentale della Vita Indipendente è attuare la piena integrazione di tutti attraverso l’abbattimento di barriere sia architettoniche che culturali, e si impernia sul cardine dell’Assistenza Personale autogestita.

La Vita Indipendente si concretizza principalmente nell'Assistenza Personale gestita in forma indiretta, ovvero con l'autogestione dei fondi finalizzati al pagamento di assistenti personali scelti dalla persona disabile o dai soggetti preposti alla tutela delle persone non in grado di scegliere direttamente.

Si tratta di qualcosa di completamente diverso dalle prestazioni di assistenza "tradizionali" in quanto non è l’ente fornitore a decidere i tempi e le modalità del servizio, ma è il fruitore (ovvero la persona disabile direttamente interessata) ad assumere direttamente l'Assistente e definire tutti i dettagli (come, quando, dove e da chi farsi assistere). In altre parole, la persona disabile non è utente oggetto di politiche assistenziali ma soggetto attivo, in quanto datore di lavoro. L’ottica non è più quella del modello medico/assistenziale che per troppo tempo ha imperato e continua ad imperare, per cui la persona disabile è oggetto di cure ed assistenza e deve adattarsi a dei servizi standardizzati, bensì un’ottica per cui i fondi vanno direttamente nelle mani delle persone disabili che li possono gestire autonomamente e nel modo più ottimale per loro, per ottenere un servizio personalizzato, cucito su misura.

Considerata tale premessa;

Considerato l'articolo 2 della Costituzione, che sancisce i diritti fondamentali come inviolabili e la solidarietà politica, economica e sociale come inderogabile; 

Considerato l'articolo 3 della Costituzione, per cui "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."

Considerato che la legge 162 del 1998 (modifica alla legge 104 del 1992) parla di "garantire il diritto ad una vita indipendente alle persone con disabilità";

Considerata la legge 67 del 2006 sulla non discriminazione e la tutela giudiziaria delle persone disabili;

Considerata la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall'Italia nel 2009, che assicura il diritto delle persone disabili "a vivere nella società, con la stessa libertà di scelta delle altre persone" e l'accesso a "l'assistenza personale necessaria per inserirvisi e impedire che siano isolate o vittime di segregazione";
Considerato che i principî generali di eguaglianza e di pari opportunità relativi alle persone con disabilità sono sanciti nei solenni documenti che sono già stati approvati dalle Conferenze internazionali, sono presenti anche nella Costituzione della Repubblica italiana e devono quindi diventare materia concreta del diritto;

Considerato che ad oggi, a distanza di molti anni dall'approvazione di tali leggi, i fondi per l'assistenza personale sono insufficienti o precari in tutte le regioni d'Italia, privando le persone disabili di libertà fondamentali sancite dalla Costituzione italiana e dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 2009;

Considerato che nelle regioni dove i fondi sono sufficienti rimangono comunque persone fuori dai progetti, fuori dalle graduatorie e nelle liste d'attesa;

Considerato che spesso non viene garantita un'adeguata e seria continuità nello stanziare i fondi, dato che molti progetti hanno durata annuale o biennale, costringendo gli aventi diritto a rimanere in situazioni di incertezza e precarietà;

Considerato che spesso disservizi e pagamenti in ritardo anche di mesi costringono gli utenti del servizio ad anticipare somme usando le proprie risorse personali oppure a rimanere senza assistenti;

Considerato che i fondi per le persone non autosufficienti vengono destinati in misura preponderante a cooperative, case di cura o strutture residenziali, favorendo e incoraggiando l'istituzionalizzazione, la segregazione, la non scelta e lo spreco di denaro pubblico;

Considerato che l’Italia è stata accusata nel 2013 dalla Corte di giustizia europea di non aver adottato tutte le misure necessarie per un adeguato inserimento professionale dei cittadini disabili nel mondo del lavoro, e quindi di portare avanti una forte discriminazione;

Considerato che in vari paesi Europei (tra i quali Svezia, Inghilterra e Finlandia) e negli Stati Uniti viene applicato il principio di dare direttamente i fondi ai cittadini disabili affinché possano pagare e gestire quei servizi che permettono la loro autodeterminazione;

Considerato che l'attuale situazione di mancata o insufficiente allocazione di fondi per l'assistenza personale in Italia costringe le persone a vivere in contesti di isolamento sociale e segregazione, le pone in situazioni di vulnerabilità agli abusi, aumenta la povertà di molti nuclei familiari, costringe le persone a sottopagare "badanti" o assistenti che quindi non forniscono un servizio di qualità, oppure ad avvalersi esclusivamente della cura gratuita prestata dai propri familiari, partner o amici, in un contesto di nociva dipendenza reciproca e senza  libertà di scelta; 

Considerate, infine, le caratteristiche di quella che è una vera e propria emergenza nazionale;

Chiediamo:

Che venga erogata ad ogni persona disabile (con disabilità di qualunque tipo) a cui serva assistenza personale, la somma di cui necessita, secondo il suo bisogno, sulla base di interventi individuali e non standardizzati; dopo adeguata analisi dei bisogni e un consono studio delle tariffe del lavoro di cura (per fare un esempio, in alcune regioni il limite massimo è fissato a 1200 euro mensili, insufficienti a pagare persino le tradizionali "badanti", per cui sono previsti contratti non dignitosi per entrambe le parti. 
Anche se non è questa la sede dei tecnicismi, ricordiamo che la cifra per una persona non autosufficiente si aggira attorno ai 4000 euro mensili);

Che vengano aboliti i limiti di età per la partecipazione agli interventi (solitamente fissati ad oggi in Italia alla fascia di età 18-65 anni), in modo da rispettare i principi di autodeterminazione, autonomia e indipendenza, i quali non acquistano valore o non ne perdono al raggiungimento di determinate età;

Che non venga considerato il reddito personale nell'erogare i fondi, dato che è incostituzionale applicare questo parametro in relazione a servizi di base rivolti a persone con limitazioni funzionali, affinché le esigenze fondamentali delle persone disabili non vengano subordinate alle scelte economiche.

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